Se si lascia da parte il periodo delle schede perforate, si può dire che il primo tipo
di strumento per l'interazione tra utente e macchina sia stato la telescrivente: una sorta
di macchina da scrivere in grado di ricevere input dalla tastiera e di emettere output
attraverso la stampante. In questo modo, l'input umano (da tastiera) era fatto di righe
di testo terminate da un codice per il ritorno a capo (interruzione di riga, o newline),
e nello stesso modo era composto l'output che appariva su carta.
La telescrivente era (ed è) un terminale dell'elaboratore. Ormai, la stampante della
telescrivente è stata sostituita da uno schermo, che però spesso si comporta nello stesso
modo: emette un flusso di testo dal basso verso l'alto, così come scorre la carta a modulo
continuo attraverso una stampante. In questa situazione, la stampante ha preso un suo ruolo
indipendente dal terminale originale e serve come mezzo di emissione di output finale,
piuttosto che come mezzo per l'interazione.
Il terminale, composto da tastiera e schermo, o comunque da un'unità per ricevere l'input
e un'altra per emettere l'output, viene visto normalmente come una cosa sola. Quando si
tratta di quello principale, si parla in particolare di console.
La tastiera è una tavoletta composta da un insieme di tasti, ognuno dei quali genera un
impulso particolare. È l'elaboratore che si occupa di interpretare e tradurre gli impulsi
della tastiera. Questo sistema permette poi di attribuire ai tasti la funzione che si vuole.
Questo significa anche che non esiste uno standard generale di quello che una tastiera
deve avere. Di solito si hanno a disposizione tasti che permettono di scrivere le lettere
dell'alfabeto inglese, i simboli di punteggiatura consueti e i numeri; tutto il resto è
opzionale. Tanto più opzionali sono i tasti a cui si attribuiscono solitamente funzioni
particolari. Questa considerazione è importante soprattutto per chi non vuole rimanere
relegato a una particolare architettura dell'elaboratore.
Il terminale più semplice è composto da una tastiera e uno schermo, ma questa non è
l'unica possibilità. Infatti, ci possono essere terminali con più schermi, ognuno per
un diverso tipo di output. Nel tempo, l'uso dello schermo si è evoluto, dalla semplice
emissione sequenziale di output come emulazione di una stampante, a una sorta di guida di
inserimento di dati attraverso modelli-tipo. Le maschere video sono questi modelli-tipo
attraverso cui l'input della tastiera viene guidato da un campo all'altro.
L'ultima fase dell'evoluzione degli schermi è quella grafica, nella quale si inserisce
anche l'uso di un dispositivo di puntamento, solitamente il mouse, come un'estensione
della tastiera.
Le stampanti tradizionali sono solo in grado di emettere un flusso di testo, come avveniva
con le telescriventi. Più di recente, con l'introduzione delle stampanti ad aghi, si è
aggiunta la possibilità di comandare direttamente gli aghi in modo da ottenere una stampa
grafica.
Ma quando la stampa diventa grafica, entrano in gioco le caratteristiche particolari della
stampante. Per questo, l'ultima fase evolutiva della stampa è stata l'introduzione dei
linguaggi di stampa, tra cui il più importante è stato ed è PostScript, come mezzo di
definizione della stampa in modo indipendente dalle caratteristiche della stampante stessa.
Così, l'output ricevuto dalle stampanti può essere costruito sempre nello stesso modo,
lasciando alle stampanti l'onere di trasformarlo in base alle loro caratteristiche e
capacità.
![]() su |
![]() chiudi |
![]() sommario |
![]() avanti |